«La lettera inviata il 21 maggio alla divisione civile del Dipartimento di Giustizia riprende la richiesta di Sunil Aggarwal di spostare la psilocibina dalla Schedule I alla Schedule II e la collega all'ordine esecutivo firmato da Donald Trump in aprile". Una lettera inviata il 21 maggio al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha rilanciato le pressioni sulla DEA per risolvere la richiesta di Sunil Aggarwal dell'AIMS Institute di spostare la psilocibina dalla Schedule I alla Schedule II del Controlled Substances Act. La memoria, firmata dall'avvocato Shane Pennington, ricorda che il dossier è stato presentato al Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani nell'agosto 2025 e che da allora non c'è stata alcuna risposta pubblica definitiva.
La novità, tuttavia, è di tipo procedurale e politico, non normativo. Al 23 maggio 2026 la psilocibina non è stata riclassificata, la DEA non ha annunciato una nuova decisione e la lettera non equivale a un'approvazione. Ciò che il documento fa è tentare di sfruttare la finestra aperta dall'ordine esecutivo firmato da Donald Trump il 18 aprile sui trattamenti per le malattie mentali gravi.
Secondo la lettera, la petizione originale è stata presentata nel 2022 con l'idea di facilitare l'accesso alla psilocibina nelle cure palliative per i malati terminali. Pennington sostiene che il ritardo è difficile da giustificare perché la FDA ha già esaminato ampiamente le prove su alcuni psichedelici e perché la stessa Casa Bianca ha chiesto di accelerare il percorso normativo per i composti che hanno ricevuto designazioni rilevanti nel circuito della ricerca clinica.
Questo è il punto cruciale dell'attuale impulso. L'ordine esecutivo di aprile non riclassifica di per sé la psilocibina, ma indirizza le agenzie ad accelerare la ricerca e i percorsi di studio per alcuni psichedelici in fase di valutazione. La lettera tenta di trasformare questo cambiamento di tono politico in una concreta pressione amministrativa su un dossier bloccato da mesi.
Anche in questo caso è necessario fissare un limite materiale. Il documento esprime la posizione del firmatario e non quella della DEA o dell'HHS. Inoltre, anche un'ipotetica riclassificazione nella Schedule II non equivarrebbe a una legalizzazione generalizzata o a un'immediata disponibilità clinica: richiederebbe comunque controlli federali, sviluppo normativo e, se del caso, decisioni successive su indicazioni, accesso e sorveglianza medica».»






